FORZE SPAZIALI E TECNOLOGIA QUANTISTICA PER IL CONTROLLO DELLA QUARTA DIMENSIONE

di Cristiana Era

 

Negli Stati Uniti il 2019 si chiude all’insegna dell’avviamento della procedura di impeachment per il Presidente Trump che però ha messo a punto una serie di successi che non mancheranno di avere un peso su una sua possibile rielezione, dato che, in caso di condanna, è il Senato che stabilisce se potrà ancora concorrere per le cariche pubbliche o meno. Tra questi successi c’è sicuramente il calo della disoccupazione, ma anche un’economia solida, un mercato azionario in rialzo e diversi obiettivi raggiunti che Trump potrà capitalizzare tra 11 mesi, non ultimi un aumento del budget per la difesa che raggiunge i 738 miliardi di dollari, aumenti e agevolazioni per il personale militare e – soprattutto – la firma in dicembre del provvedimento (il National Defense Authorization Act) che istituisce la Forza Spaziale, già annunciata alla fine di agosto di quest’anno. Viene così creata la sesta Forza Armata degli Stati Uniti, a fianco di Esercito, Aeronautica, Marina, Corpo dei Marine e Guardia Costiera, alla guida del Generale Jay Raymond e composta inizialmente di 16 mila uomini e donne, militari e civili.

 

“Lo spazio è il prossimo terreno di battaglia”, ha dichiarato il Presidente americano lo scorso 29 agosto annunciando la creazione dello Space Command (SPACECOM) il comando operativo che ha l’obiettivo di difendere gli interessi vitali della nazione nello spazio. Bollato da qualcuno come un “revival” della guerra fredda degli anni ’60, la nuova Forza Armata è invece un elemento strategico all’avanguardia, già proiettato verso le problematiche future. Se ne parla forse poco al di fuori degli ambiti strategici o accademici, ma la quarta dimensione, lo spazio, è già al centro della competizione delle maggiori potenze, poiché chi domina nello spazio domina anche sull’economia internazionale, aumenta le capacità militari e controlla la comunicazione. Ma non solo. La maggioranza delle infrastrutture critiche terrestri utilizza infrastrutture spaziali, dalle quali dipende il regolare andamento, solo per citare qualche esempio, del commercio e dei trasporti marittimi, terrestri ed aerei, per non parlare dei sistemi di difesa, la trasmissione dei dati, il monitoraggio ambientale e il meteo.

 

Le infrastrutture dello spazio, dai satelliti ai centri di comando terrestri, sono vulnerabili alle minacce cibernetiche, un aspetto ancora trascurato. Sicurezza spaziale e cybersecurity sono strettamente correlate. In primo luogo le tecnologie satellitari, insieme alle attività spaziali, sono il risultato di varie componenti prodotte a livello internazionale e che naturalmente necessitano di aggiornamenti di sicurezza. Gli aggiornamenti vengono effettuati da remoto e pertanto possono essere intercettati da hacker. Non solo. Molti dei sistemi satellitari in uso forniscono servizi e utilizzano tecnologie dual use, quindi rivolti sia al settore militare che civile, con una conseguente espansione dell’aspetto commerciale. Servizi internet e sistemi di navigazione satellitare vengono forniti dai satelliti. Dunque, grazie alle tecnologie sempre più avanzate e sempre meno circoscritte ad ambiti governativi e militari per via dei costi decrescenti, nuovi attori sono comparsi nello scenario. Ma solo recentemente le applicazioni spaziali in ambito civile hanno preso in considerazione il fattore sicurezza. Il sistema europeo Galileo, in effetti, prevede dei meccanismi di sicurezza. Ma chi sta cercando di vincere la competizione anche in questo campo è la Cina.

 

Nell’agosto 2016, dalla base di Jiuquan, Beijing ha lanciato il primo satellite quantistico – denominato Micius – in grado di trasmettere messaggi criptati a prova di hacker, inizialmente previsti per la comunicazione interna, ma nell’ottica di una futura espansione a livello globale e della creazione del più grande network di comunicazione quantistica, aprendo la strada al dominio cinese nel campo delle comunicazioni, e come strategia di controspionaggio dopo che nel 2013 il caso Snowden portò alla rivelazione delle attività di intelligence americana in Cina. Quindi, lo sviluppo delle tecnologie quantistiche per la comunicazione abbinate al SATCOM (comunicazione satellitare) è in realtà cruciale anche per il settore difesa, oltre che per quello commerciale. E anche se la sicurezza non può comunque essere garantita al 100%, si tratta comunque di un enorme passo in avanti in termini di cybersecurity e non può non attirare l’attenzione anche di Paesi più piccoli ma tecnologicamente all’avanguardia. Nella competizione per lo sviluppo di tecnologia quantistica sono entrati altri Paesi del sudest asiatico, quali Singapore, Giappone e Corea del Sud.

 

La corsa per arrivare primi, dunque, è cominciata da tempo. Al momento sono ancora in corso vari esperimenti che estenderanno l’attività del satellite Micius ben oltre la data prevista, e allo studio di vari Paesi c’è la realizzazione di microsatelliti. Ed è notizia di questi giorni che l’Università delle Scienze e della Tecnologia di Beijing ha realizzato una mini stazione satellitare quantistica in grado di garantire alti livelli di sicurezza nella comunicazione e dalle dimensioni e dal peso ridotti: 80 chili che possono essere collocati all’interno di una vettura familiare. E il 2020 promette di portare nuovi successi in questo campo.

 

Alla luce di quanto detto si può dunque capire meglio le scelte spaziali dell’amministrazione americana, che certamente vedremo competere sempre più aspramente sul predominio dello spazio, così come da tempo assistiamo ai toni accesi sullo sviluppo di altri aspetti della comunicazione, ossia del 5G. In un mondo IoT dove tutto è connesso, anche le strategie nei vari settori (comunicazione, difesa, economia, politica) sono interconnesse e non si può averne una visione globale senza prenderle tutte in considerazione, a meno di non scadere in facili slogan mediatici che parlano ancora di Guerra Fredda.