GRANDI MANOVRE NEL NORD-EST EUROPEO

di Sly

 

Come molti sanno, ma pochi vogliono ricordare, compito prioritario delle forze armate è la difesa dello Stato, la realizzazione/il mantenimento della pace e della sicurezza in conformità alle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali, delle quali l’Italia fa parte. Il tutto nello spirito dell’articolo 11 della Costituzione.

 

L’Italia, in qualità di membro dell’Alleanza Atlantica, è ovviamente soggetta anche alle clausole del Trattato, tra cui la cosiddetta promozione della stabilità nell’area euro-atlantica. Nel corso degli ultimi decenni, indicativamente dal termine della Guerra Fredda ad oggi, tale concetto ha subito – probabilmente per la necessità di sopravvivenza dell’Alleanza stessa – profonde trasformazioni che come conseguenza, hanno visto l’immancabile e sostanziale riconfigurazione delle Forze Armate, così come del concetto strategico nazionale.

 

Da un punto di vista pragmatico, la realizzazione della paventata sicurezza dell’area euro-atlantica passa anche attraverso le grandi esercitazioni interforze e congiunte non solo con i Paesi dell’Alleanza, ma anche con quelli che rientrano nell’ambito del programma Partnership-for-Peace (PfP), nonché di quelle organizzate per approfondire le relazioni della NATO con la Russia, l’Ucraina e i paesi del Dialogo Mediterraneo. Tali esercitazioni, dato il loro carattere multinazionale e congiunto, servono a rafforzare la coerenza e l’interoperabilità tra i Paesi parte del “club”. In tal senso l’adozione di dottrine, procedure e standard comuni, nonché la necessità che le forze dell’Alleanza formino, esercitino e operino insieme, sono un imperativo.

 

La premessa fatta è necessaria ad introdurre l’argomento in titolo, ovverossia le grandi manovre, altrimenti dette esercitazioni, che hanno avuto luogo nel mese di giugno nelle acque e nei territori confinanti con la Federazione Russa: in Polonia.

 

La prima, denominata BALTOPS19, è la più grande serie di esercitazioni mai effettuata nel Mar Baltico che ha preso avvio nel porto tedesco di Kiel, il 9 giugno ed è terminata il 21 giugno 2019. Quella da poco conclusa è stata la 47ª edizione di un’esercitazione che coinvolge forze marittime, aeree e terrestri dei Paesi NATO e PfP. Volendo quantificare l’impegno internazionale, vi hanno preso parte circa 50 tra navi e sottomarini e 40 velivoli, mentre il capitale umano ammonta a circa 8.600 soldati di 18 nazioni tra cui: Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti. Nelle precedenti edizioni vi prendeva parte anche la Federazione Russa ma, a partire dal 2014 ovvero dopo l’annessione della Crimea, non è più stata invitata.

 

L’esercitazione si è focalizzata sulla ricerca e la distruzione di mine marine e sottomarini, l’uso della difesa aerea e delle truppe di sbarco a terra e la difesa contro gli attacchi delle navi della marina nemica. Le forze anfibie hanno inoltre condotto assalti in diverse località all’interno della regione del Mar Baltico. Le operazioni aeree necessarie ad assicurare la copertura delle operazioni anfibie, sono state condotte dal Centro operativo aereo della NATO, sito in Uedem.  

 

Dato l’immancabile coinvolgimento statunitense, BALTOPS19 è stata diretta dal comando della seconda flotta della US Navy a Norfolk, in Virginia, segnando così il primo grande impegno del comando americano in Europa di cui, francamente, non sentivamo la necessità data la già importante presenza delle forze armate americane su suolo europeo. Interessanti, in termini di “espansionismo nel sud-est” dell’area post-sovietica, sono invece il Joint Multinational Training Group Ukraine in Ucraina e il Georgia Defense Readiness Program – Training in Georgia e l’USARAF (US Army Africa), a Vicenza. Il comando della 2^ flotta è stato ristabilito l’anno scorso in risposta alla crescente attività navale della Russia nell’Atlantico. 

 

La seconda esercitazione, tenutasi presso il poligono polacco di Ustka dal 3 al 19 giugno sotto il criptonimo Tobruq Legacy 2019 (TOLY19), ha avuto come protagonista le forze terrestri. Si è trattato della difesa terrestre dello spazio aereo della NATO, ossia della contraerea, di cui è stato verificato lo stato di “integrazione” dei sistemi di comando. Tobruq Legacy 2019 è alla sua quinta edizione (quelle precedenti si sono tenute nella Repubblica Ceca, in Slovenia, Lituania, Romania e Ungheria) coinvolgendo circa 4800 soldati tedeschi, estoni, lituani, olandesi, britannici, rumeni e statunitensi nonché facenti parte del Gruppo di Vyšegrad. All’interno del poligono le unità partecipanti hanno trasportato gli Hawk (romeni), i NASAMS, Fennek/Stinger (olandesi), i Patriot (Bundeswehr) e gli Stormer HVM (Gran Bretagna), ma ciò che più premeva era la verifica dei sistemi teleinformatici e dei collegamenti. 

 

In ultimo, TOLY19 è servita a preparare l’ultima e la più grande esercitazione dell’anno tenutasi in Polonia: la DRAGON19. Quest’ultima si è tenuta dal 20 al 25 giugno ed ha avuto come tema la condotta di una Small Joint Operation nell’ambito di una campagna difensiva condotta dalla NATO a seguito dell’applicazione dell’articolo 5 del Trattato dell’Alleanza. L’esercitazione è importante non solo in termini numerici, con i suoi 18.000 militari provenienti da 12 Paesi NATO e 1500 mezzi da combattimento terrestri, aerei e navali, ma anche dati i teatri dei scenari addestrativi: aree geograficamente distanti tra loro centinaia di chilometri. 

 

Vi è anche un contributo nazionale, la 132^ Brigata corazzata Ariete dell’Esercito Italiano. Le forze armate polacche avevano come scopo non solo la valutazione delle capacità della 11^ Divisione di cavalleria corazzata (“Czarna Dywizja” – la Divisione Nera) di gestire e condurre operazioni difensive con assetti di altri Paesi NATO verificandone il grado di interoperabilità nonché la capacità di condurre il supporto di fuoco integrato alla manovra ma, soprattutto, la validazione della 21^ Brigata polacca ad alta prontezza operativa per il 2020 (VJTF2020) e della Combined Joint CBRN Defence Task Force a framework polacco.

 

Il tanto parlare di esercitazioni può sembrare poco interessante, inutile o eccessivamente tecnico, ma così non è. Se infatti guardiamo la loro evoluzione, lo spostamento fisico sulla carta politica mondiale, ne traiamo uno scenario che altro non è se non il riflesso delle attuali politiche delle grandi potenze mondiali il cui strumento sono spesso le realtà più piccole quali, nella fattispecie, i Paesi europei.

 

Circa un anno fa (settembre 2018) si è fatto un gran parlare di VOSTOK18, la più grande esercitazione joint e combined della Federazione Russa, accusando quest’ultima di inutile bellicismo. Sarebbe interessante, in tal senso, inquadrare il significato di tutte le operazioni della NATO che, negli ultimi anni, si sono concentrate sempre più a nord-est.