LA POLONIA E LA REALIZZAZIONE DELLE NATO EASTERN FLANK SECURITY MEASURES

di Sly

 

Disciolto il Patto di Varsavia e finita la Guerra Fredda, gli interessi della NATO hanno preso una direzione che potrebbe anche essere definita in termini urbanistici “cardo e decumano”. Trattasi ovviamente delle vie che dividevano gli accampamenti o le città romane in quattro parti e che andavano rispettivamente, il cardo da nord a sud e il decumano da ovest a est.

 

Tralasciando la funzione e i contenuti, la direzione delle linee è pressappoco la stessa se si fa rifermento all’idea di sicurezza dell’organizzazione per il Patto Atlantico ovvero concentrata sul fianco meridionale (caratterizzato dal pericolo del terrorismo) e su quello orientale (con un focus sulla Federazione Russa). Quali sono però le azioni concrete intraprese dai singoli Stati per la realizzazione degli obiettivi di sicurezza stabiliti nel corso dei NATO Summit di Newport (Galles, (2014), di Varsavia (2016) e di Bruxelles (2018)?

 

Negli ultimi anni, uno dei Paesi europei che ha maggiormente investito nel settore della Difesa raggiungendo nel 2019 il 2% del PIL (con la previsione di un progressivo incremento annuo fino al 2,5% nel 2030), è la Polonia che, peraltro, quest’anno festeggia il ventennio della partnership.

Le ragioni di tanto impegno sono ovvie: se da una parte si è cercato di raggiungere il tetto fissato dalla NATO, dall’altro la percezione del pericolo di un’invasione russa, dovuta anche all’annessione della Crimea nel 2014, è sicuramente aumentata rendendo l’opinione pubblica più propensa all’idea di un incremento dell’investimento nel citato comparto.

 

Molti sono gli studi e le analisi effettuate, frutto dei quali sono indubbiamente i documenti programmatici pubblicati dal Ministero della Difesa polacca, tra i quali spiccano il “Concetto di Difesa della Repubblica di Polonia” del  2017 (https://www.gov.pl/documents/1445950/1446226/korp_web_13_06_2017.pdf/27c65d5b-1494-3547-cd0f-7bbf0902045b) che fissa le linee guida della Difesa per i prossimi 15 anni e il “Programma di Sviluppo delle Forze Armate della Repubblica di Polonia per gli anni 2017-2026” del 2018. Proprio quest’ultimo risulta interessante poiché concretizza gli obiettivi del documento strategico prevedendo, tra gli altri, l’incremento dell’organico attraverso il proseguimento della formazione delle Forze di Difesa Territoriale ma, soprattutto, della 18^ Divisione Meccanizzata; l’istituzione delle Forze di difesa cibernetica (programma CYBER.MIL); l’introduzione del nuovo Sistema di Comando e Controllo e dei nuovi sistemi di armamento (“Piano di Ammodernamento Tecnico con Orizzonte 2026”), il raggiungimento della Full Operational Capability della Multinational Division North East (Elbląg, Polonia) e, last but not least, l’incremento della presenza statunitense sul suolo nazionale. Vediamo i tratti salienti dei sopracitati obiettivi.

 

Le forze di Difesa Territoriale e l’incremento della componente operativa

Le Forze di Difesa Territoriale (Wojska Obrony Terytorialnej – WOT) sono nate il 1 gennaio 2017 con lo scopo di difendere a livello regionale i cittadini polacchi attraverso una stretta collaborazione (la formazione viene in parte effettuata presso gli istituti di formazione dell’Esercito) con le Forze Operative. Tra i vari compiti vi è l’intervento nei casi di calamità naturale.

 

Secondo il progetto iniziale verranno costituite 17 Brigate di Difesa Territoriale, ovvero una per ogni voivodato, ad esclusione della Masovia dove sorgerà anche il Quartier Generale (a Varsavia). Il processo terminerà nel 2021 e, ad oggi, la prima fase costitutiva è stata completata con la formazione di 3 Brigate dislocate nelle regioni dell’Eastern Flank con un organico di 17.000 unità che dovrebbero diventare, nel 2020, 53.000.

Nell’ottica di un incremento della Forza vi è, come precedentemente citato, il progetto di costituzione, entro il 2022, della nuova 18^ Divisione Meccanizzata (le Forze Terrestri polacche si basano su 3 Divisioni meccanizzate di cui una Multinazionale, la 18^ sarà la quarta) con un quartier generale a Siedlce ovverossia a 70 km dal confine ucraino e a 90 km da Varsavia.

 

Ammodernamento Tecnico con orizzonte 2026

Il 28 febbraio 2019 Mariusz Błaszczak, Ministro della Difesa polacca, ha sottoscritto il “Piano di Ammodernamento Tecnico con orizzonte 2026” che, nell’arco temporale 2017-2026 prevede un investimento di 185 miliardi di zloty. Il Ministro ha inoltre annunciato che il nuovo equipaggiamento dovrà essere destinato alla difesa dell’Eastern Flank e, in particolare, alla 18^ Divisione Meccanizzata sita in Siedlce. Il Piano include i seguenti programmi (principalmente di acquisizione):

 

FORZE TERRESTRI:

Wisła – acquisizione di sistemi missilistici antiaerei e antimissilistici di medio raggio. Il 28 marzo 2018 è stato sottoscritto l’accordo per la realizzazione della 1^ fase del programma che prevede l’acquisto di 2 batterie Patriot per un costo totale di circa 5 miliardi di dollari. La consegna è prevista per la fine del 2022 e il conseguimento della full operational capability per l’inizio del 2024;

Narew – acquisizione di 9 batterie contraerei entro il 2022;

Borsuk – introduzione di un nuovo veicolo da combattimento basato sul modulo universale di scafo cingolato e realizzato dall’industria polacca (sostituirà l’ormai obsoleto mezzo di costruzione sovietica BMP-1 e avrà, al contempo, capacità anfibia);

Regina – acquisizione di moduli da fuoco Krab howitzer;

Homar – acquisizione di modulo lanciarazzi multiplo con capacità di colpire obiettivi ad una distanza di 70-300 km;

Kruk – acquisizione di elicotteri d’attacco di ultima generazione per l’aviazione dell’Esercito;

Rak – acquisizione di alcuni moduli da fuoco da 120 mm (mortai semoventi) che saranno realizzati dal consorzio HSW SA e ROSOMAK SA;

Pustelnik – acquisizione di una piattaforma di lancio di missili controcarro guidati che non richiedono una formazione particolarmente articolata; 

Mustang – acquisizione di veicoli pesanti ad alta mobilità per trasporto truppe.

 

MARINA MILITARE:

Płomykówka – acquisizione di velivoli per il pattugliamento delle coste, Miecznik – acquisizione di vascelli per la difesa costiera, Orka – acquisizione di sottomarini.

 

AERONAUTICA MILITARE:

Harpia – acquisizione di 32 velivoli multiruolo da combattimento di 5^ generazione, Gryf – acquisizione di tactical Unmanned Air Vehicles – UAVs (droni), Ważka – acquisizione di micro Unmanned Air Vehicles – UAVs (droni).

 

Cyberdefence – Programma CYBER.MIL

Lo spazio cibernetico è, come dichiarato durante il Warsaw NATO Summit, il quinto dominio operativo militare sul quale il Governo polacco ha deciso di investire attraverso il programma CYBER.MIL. Trattasi soprattutto dell’acquisizione di strumenti nazionali e software applicativi realizzati principalmente dal consorzio PGZ e dalla società Exatel. Per la realizzazione del programma verranno stanziati 3 miliardi di zloty.

L’investimento sarà anche immateriale e verterà sulla formazione del personale attraverso l’istituzione di corsi ad hoc, verrà inoltre creato un Centro Nazionale di Sicurezza Cibernetica.

 

Multinational Division North East (MND-NE)

Durante il Vertice NATO svoltosi a Varsavia nel 2016, i rappresentanti degli Stati membri hanno deciso di rafforzare il fianco orientale dell’Alleanza attraverso la creazione dei Multinational Battlegroup sotto la cosiddetta rafforzata presenza della NATO negli Stati baltici e in Polonia. Per coordinare le loro attività, è stato istituito il Comando Multinazionale della Divisione Nord-Est (MND-NE). All’inizio di dicembre 2018 durante l’esercitazione “Anakonda-18”, la MND-NE ha raggiunto la piena capacità operativa nonché la capacità di condurre le operazioni in conformità con l’articolo 5 del Trattato di Washington. I battlegroup multinazionali sono entrati in funzione nel 2017.

 

Nuovo Sistema di Comando e Controllo

Introdotta nel 2014 e frutto di precedenti riforme minori che miravano soprattutto al ridimensionamento del numerico verso il basso dovuto all’abolizione della leva obbligatoria e la conseguente riduzione degli organici, la precedente riforma prevedeva uno Stato Maggiore Generale per tutte le Forze Armate i cui compiti erano la gestione finanziaria, la pianificazione generale e la consulenza al Ministro della Difesa, al primo ministro e al Presidente. Lo Stato Maggiore era affiancato dal Comando Generale della Forza Armata e da due comandi unificati: il Comando Generale (con compiti di pianificazione operativa e addestramento) con 4 Ispettorati dipendenti, e il Comando Operativo (compiti di pianificazione e condotta di tutte le operazioni ed esercitazioni dentro e fuori dai confini nazionali).

 

La riforma, che in un primo momento aveva incontrato l’entusiasmo dei vertici militari, si è ben presto rivelata fallimentare. Se da un lato ha indubbiamente facilitato la cooperazione a livello interforze, dall’altro ha creato caos nelle competenze. Nel dicembre del 2018, dopo un lungo dibattito interno, è stato promulgato il cosiddetto “Mały SKiD” ovvero la “Piccola Riforma del Comando e Controllo” con la quale, a partire dal 1 gennaio 2019, il Capo di Stato Maggiore della Difesa (Gen. Rajmund Andrzejczak) ha riacquistato il ruolo centrale precedente la riforma del 2014 tornando ad essere il “primo soldato della Repubblica”. Alle sue dirette dipendenze vanno il Comando Generale, il Comando Operativo delle Forze Armate e l’Ispettorato di Sostegno. Si parla di “piccola riforma” poiché è un primo passo verso un riassetto più grande in cui, presumibilmente, gli Ispettorati verranno riconfigurati in Comandi di Forza Armata e la quinta Forza Armata costituita nel 2017, ovvero le Forze di Difesa Territoriale sarà alle dipendenze del Capo di SMD. Le cose saranno sicuramente più chiare dopo le elezioni parlamentari che avranno luogo nell’ottobre 2019 o eventualmente le presidenziali del maggio 2020.

 

Incremento della presenza statunitense sul suolo nazionale

Un capitolo a parte meriterebbe il particolare rapporto con gli Stati Uniti in cui, sin dai tempi della Guerra Fredda la Polonia ha visto una sorta di via di fuga, testimoniata anche dalle varie ondate migratorie (6 milioni di polacchi o di origine polacca sono presenti negli USA).

 

Sin dall’amministrazione Bush Senior, la Polonia ha avviato una serie di colloqui che dovrebbero culminare nell’istituzione di “Fort Trump” ovvero lo stazionamento di una divisione USA corazzata con le relative unità di supporto. La Polonia ha offerto agli Stati Uniti 2 miliardi di dollari (suddivisi in 10 anni) e sta ancora attendendo un responso in merito. Responso che, alla luce di quanto avvenuto durante il Middle East Summit (Varsavia, 13-14 febbraio 2019), con grande probabilità non avrà un esito positivo.

 

Cosa è successo durante il vertice che avrebbe dovuto rappresentare una piattaforma di dialogo per la pace in Medio Oriente e per il quale la Polonia ha profuso un grande sforzo organizzativo? Purtroppo il summit non è iniziato sotto i migliori auspici ed è terminato ancor peggio. Il Governo avrebbe dovuto essere consapevole della retorica anti-iraniana dei Paesi partecipanti (principalmente USA e Israele) anziché prendere quasi le distanze dalle politiche dell’Unione Europea che considera valido l’accordo sottoscritto con Teheran nell’aprile del 2015 e che Washington non condivide (e dal quale si sono ritirati con l’elezione di Trump). La mossa è risultata poco felice anche alla luce dei relativamente buoni rapporti polacco-iraniani e del “debito storico” nei confronti di Teheran: ricordiamo infatti gli oltre 116.000 prigionieri polacchi accolti dall’Iran durante la seconda guerra mondiale.

 

Tornando però al binomio USA-Polonia, saltano all’occhio alcuni episodi di “rilettura” della storia più recente da parte degli Stati Uniti. Tanto per citarne alcuni, la relazione della giornalista americana Andrea Mitchell in cui parla della visita del Vicepresidente Pence al monumento per i caduti che lottavano contro il regime nazista e quello polacco. A seguito delle proteste del governo polacco la giornalista ha presentato le sue scuse ufficiali.

 

Non sono certo stati da meno i rappresentati governativi. Il Segretario di Stato USA, Mike Pompeo, durante la conferenza stampa con il Ministro degli Affari Esteri polacco, Jacek Czaputowicz, ha infatti più volte elogiato Frank Blajchman, criminale di guerra stalinista, considerato l’autore di omicidi di numerosi membri della Resistenza polacca. L’intervento è stato aspramente criticato ma il Segretario di Stato, spalleggiato dal suo Governo, non ha presentato le scuse. Nel corso della stessa conferenza stampa, Pompeo è riuscito a tirare fuori un altro coniglio dal cappello magico della fantastoria, stavolta parlando della restituzione delle proprietà delle vittime americane dell’Olocausto per la quale ha spronato il Governo polacco affinché promulgasse una legge per restituire il patrimonio a coloro che lo hanno perso durante l’Olocausto. Al Segretario ha risposto Adam Bielan, uno dei più stretti collaboratori di Jarosław Kaczyński, sottolineando e ricordando all’ignaro Segretario che la restituzione dei beni è regolamentata dall’accordo sottoscritto con gli USA nel 1960 in cui gli stessi si sono fatti carico di tutti i crediti relativi alla questione.

 

Infine, come se non fossero bastate le dichiarazioni statunitensi, anche il Premier israeliano Benjamin Nethanjahu citato dal “Jerusalem Post” ha dichiarato che i polacchi, durante la seconda guerra mondiale, hanno collaborato con i nazisti. L’intervento è stato contestato duramente dal Premier polacco Mateusz Morawiecki nonché dal Presidente Andrzej Duda, il quale ha annullato la presenza polacca alla riunione dei Paesi del Gruppo di Vysehrad (V4), tenutasi a Gerusalemme. È intervenuto l’ambasciatore di Israele in Polonia, Anna Azari dicendo che le dichiarazioni erano frutto di false informazioni diffuse dal “Jerusalem Post”, al suo intervento ha fatto seguito una comunicazione ufficiale di Nethanjahu. Peccato che solo la prima versione abbia avuto un’eco mondiale. Tornando però al “Fort Trump” e alla speranza di poter risolvere o accelerare l’inizio del progetto, il Segretario di Stato ha chiaramente fatto capire che, fintanto che sul mercato polacco delle telecomunicazioni opererà il gigante cinese Huawei considerato da Washington spia al soldo del governo cinese, gli USA non sposteranno le proprie forze in Polonia.  Pare chiaro, a questo punto, che il progetto cadrà nel dimenticatoio.

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