HISTORIA MAGISTRA VITAE

di Cristiana Era

 

La storia di Asia Bibi che in questi giorni i media, anche italiani, illustrano dovrebbe far riflettere molti (singoli, istituzioni e associazioni di varia natura) su una questione dolorosa e “scomoda” di cui poco si tratta, ossia le persecuzioni dei cristiani in Paesi a maggioranza musulmana. Nella capitale, dove si manifesta 5 volte a settimana per qualunque diritto, anche solo di 10 persone, non si vede una mobilitazione generale per dare asilo politico ad Asia e alla sua famiglia. Dove sono le decine di migliaia di manifestanti che scendono sempre in piazza anche solo per una minima violazione nei confronti di un immigrato?

 

La storia di Asia è nota. In breve, dopo otto anni di prigione con l’accusa – mai provata – di blasfemia, la Corte Suprema pakistana le ha riconosciuto l’innocenza e l’ha prosciolta dalle accuse annullando la pena di morte. Ma intanto Asia si è fatta otto anni di prigione, tanto è durato il processo. E nonostante l’assoluzione, la donna di fede cristiana viene trattenuta in carcere dopo che la sentenza ha scatenato la reazione di moltissimi musulmani che sono scesi in piazza a protestare. Sono stati definiti “estremisti”, ma la realtà dei fatti è che il Pakistan, il secondo Paese al mondo dopo l’Indonesia per popolazione di fede musulmana, semplicemente non è una democrazia. E gli “estremisti”, in realtà, sono in generale comuni cittadini di fede islamica.

 

Non è sufficiente,che in un Paese si svolgano le elezioni per eleggere i rappresentanti delle sue istituzioni per definirlo “democratico”. Occorre tutela delle minoranze, diritti uguali per tutta la popolazione (senza escludere la parte femminile), libertà di fede, di espressione, di pensiero, di stampa. E anche di religione. Insomma, tutti quei diritti civili e quelle libertà che nel corso dei secoli hanno sviluppato i regimi democratici tipici dell’Occidente di oggi. Il Pakistan è ben lontano dal raggiungere anche solo una soglia minima di democrazia.

 

Ma la riflessione deve riguardare proprio i nostri Paesi, in un momento in cui le opinioni pubbliche di queste si dividono di fronte all’enorme movimento migratorio che rischia di mettere in crisi le società più sviluppate. La stragrande maggioranza dei flussi migratori – illegali, ricordiamolo – proviene da Paesi di fede musulmana e molti proprio dal Pakistan. Le tradizioni e la cultura, e anche la religione dei migranti hanno dimostrato scarsa propensione all’integrazione con le tradizioni e la cultura delle società europee. I principi di accoglienza, per essere tali, devono comunque presupporre il rispetto delle regole del Paese che accoglie.

 

Innanzitutto, voler entrare a tutti i costi illegalmente è una violazione di tali principi. In secondo luogo, l’esistenza di interi quartieri nelle città europee abitati da immigrati in cui vi è poco controllo sullo stato di diritto da parte delle forze dell’ordine, già implica un fallimento – da una parte e dall’altra – dell’idea di integrazione. La shari’a, ad esempio, è considerata pratica illegale da noi. Eppure in quelli che sono ormai dei ghetti chi può dire che non venga applicata? Il buonismo dell’accoglienza tout-court purtroppo è forse il male più grande perché accondiscende a qualunque pratica straniera e nello stesso tempo discrimina le libertà di tutti gli altri, intacca i valori, distrugge le tradizioni. Sì alle moschee, no ai crocifissi e al Natale nelle scuole per “paura” di offendere il cittadino musulmano.

 

Occorre dunque riflettere, ma riflettere con molta attenzione. Perché il razzismo non è difesa dei diritti di un popolo contro la prepotenza di una minoranza; perché se è emerso il nazismo ed il fascismo in Europa, Hitler e Mussolini non ne sono la causa ma l’effetto. La causa sono le politiche scellerate dei governi, che nei tempi odierni sono in perenne campagna elettorale, e dunque le politiche che possono sembrare impopolari vengono immediatamente scartate. Un tempo a scuola si insegnava il motto latino “historia magistra vitae”. La storia continua a mostrare gli sbagli dell’uomo, ma l’uomo continua a commetterli, sempre gli stessi.

 

Forse Oriana Fallaci aveva ragione quando scriveva cose scomode. Ma si sa, le Cassandre non hanno mai avuto successo con la verità. Basterebbe tenere a mente che la democrazia è – come ogni altro sistema – un regime con delle regole. Che devono essere applicabili a tutti e rispettate da tutti. Altrimenti non è democrazia. E allora, l’accoglienza deve accompagnarsi alla tolleranza, non solo di chi accoglie, ma soprattutto di chi è accolto. Perché altrimenti una tale ondata migratoria può realmente abbattere i sistemi di tutele che tanto faticosamente l’Occidente si è costruito.

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