LE GRANDI MANOVRE DELLA FEDERAZIONE RUSSA: ESERCITAZIONE VOSTOK 2018

di Sly

Lo scorso settembre ha avuto luogo, nei Distretti Militari Centrale e Orientale della Federazione Russa, l’esercitazione denominata “Vostok-2018”(“Восток 2018”). Come dichiarato dallo stesso Ministro della Difesa russo, il Generale Sergej Kužugetovič Šojgu, un’esercitazione di tale portata non veniva organizzata dai tempi delle manovre sovietiche del 1981, ovvero di “Zapad-81” (“Запад-81”) che, condotta a livello  strategico-operativo aveva visto la partecipazione delle Forze Armate sovietiche e dei Paesi parte dell’ex Patto di Varsavia. Lo spazio di manovra aveva riguardato i distretti militari bielorussi, di Kiev, dei Paesi baltici nonché le acque del mar Baltico.

 

Dal 1981, anno in cui l’Unione Sovietica destinò una percentuale significativa del proprio PIL alla difesa avendo a disposizione uno spazio geografico ben più ampio nonché un numero di personale di gran lunga superiore rispetto a quello attuale data anche la diversa tipologia di arruolamento, molte cose sono cambiate. “Vostok-2018” fa parte di questi cambiamenti. L’attività infatti è parte integrante del ciclo addestrativo avviato a seguito dei deficit rilevati durante un’ispezione condotta nel 2013 con l’intento di verificare lo stato di preparazione del personale militare russo. Le ispezioni venivano effettuate anche in precedenza ma i dati promulgati (quando tali) erano in genere poco affidabili e coprivano una scala che andava dal ‘più che soddisfacente all’ottimo’.

 

A partire dal 2015, invece, il Governo russo ha intrapreso una serie di esercitazioni a livello strategico nei distretti militari Centrale (“Центр-2015”), Meridionale (“Кавказ-2016”) e Occidentale (“Запад-2017”) in cui sono stati sperimentati nuovi programmi ed è stata testata l’efficacia delle metodologie formative applicate al personale. Il Ministero della Difesa, inoltre, desiderava testare la mobilità strategica, in particolare sulle lunghe distanze, pertanto, una percentuale significativa delle truppe è stata aviotrasportata dal Distretto centrale in ben 9 aree addestrative orientali.

 

Per quanto riguarda i costi, il Governo russo non ha diffuso notizie in merito. Unico dato certo è relativo ai fondi destinati all’attività, stanziati nella programmazione finanziaria 2018. Al contrario i numerici che fanno riferimento ai mezzi/materiali e al personale impiegato sono di notevole impatto: 297.000 personale militare, 1000 tra velivoli, elicotteri e Unmanned Air Vehicle (UAV), circa 36.000 carri armati e veicoli da trasporto della fanteria e circa 80 tra navi ed imbarcazioni della Marina Militare.

 

L’esercitazione, la cui parte di verifica della combat-readiness è cominciata già il 20 agosto 2018, si è svolta in due fasi:

  • 1° fase della durata di due giorni (11-12 settembre) in cui i Comandi Operativi Strategici Interforze dei Distretti Militari (Centrale e Orientale)e della Flotta del Nord hanno svolto l’attività di pianificazione, preparazione delle forze per la condotta delle operazioni di guerra, organizzazione delle azioni congiunte e di sicurezza generale. E’ stato quindi completato il dispiegamento delle forze sul teatro di operazioni Orientale e incrementato il numero delle forze della Marina Militare nelle zone marittime Nord ed Estremo Oriente e nella zona oceanica Nord-ovest;

  • 2° fase della durata di cinque giorni (13-17 sett. u.s.) in cui sono state condotte/realizzate le azioni precedentemente pianificate. I poligoni delle forze terrestri coinvolti sono stati 6: “Cugol”, “Bamburovo”, “Radyghino”, “Uspenovskij”, “Lagunnoje”, “Bičinskij”; 4 dell’Aeronautica e della Contraeerea: “Litovko”, “Novosel’skoje”, “Telemba”, “Buhta Anna”; infine lo spazio marittimo delle acque del Mare Giapponese, Mare di Bering, Mare di Ochotsk, Golfo Avacinskij e Golfo Kronotskij.

 

L’esercitazione ha inoltre offerto nuovi spunti di riflessione sull’allargamento dei rapporti militari bilaterali: per la prima volta infatti, hanno preso parte ad un ‘drill’ della Federazione Russa le forze terrestri dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese (circa 3.500 militari, 800 mezzi, 6 aerei e 24 elicotteri) e della Mongolia (di quest’ultima non sono stati diffusi i dati circa il personale impiegato). La Turchia, a cui è stato chiesto di essere parte attiva delle attività, ha declinato l’invito.Il personale straniero è stato convogliato nel poligono “Cugol” (“Цугол”), nella regione della Transbajkalia, dove peraltro sono state condotte le azioni caratterizzate da maggiore dinamicità in cui tre unità del Distretto Militare Orientale hanno combattuto a fianco dei cinesi e dei mongoli contro le forze del Distretto Militare Centrale. La presenza della Cina ha inoltre permesso alle forze russe di verificare in situ il proprio livello di preparazione, adattamento situazionale e risposta ai conflitti moderni: una sorta di manna dal cielo considerando che la Russia non ha avuto per decenni confitti su larga scala nei propri territori, non facendo ovviamente riferimento, alla crisi georgiana, alla guerra al terrorismo in Cecenia o, più in generale, le cosiddette Russian peacekeeping operations (John Mackinlay and Peter Cross “Regional peacekeepers. The paradox of Russian peacekeeping”, 2003, United Nations University Press).

 

Al fine di tutelare il proprio personale, evitare incidenti diplomatici e – perché no – buttare un po’ di fumo negli occhi di un occidente avido di regole e tutele, le attività si sono ovviamente svolte in una cornice legale supportata da due tipi di accordo multilaterale. Il primo, firmato dalla Repubblica Popolare Cinese, dalla Repubblica del Kazakistan, dalla Repubblica del Tagikistan e dalla Repubblica Kirghisa concerne il rafforzamento della confidence building in campo militare nelle zone di confine; il secondo, invece, sottoscritto anche questo a livello regionale (Repubblica di Corea, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Repubblica Popolare Cinese, Giappone e USA), è relativo alla prevenzione degli incidenti dovuti ad attività militare in mare e nello spazio aereo.

 

 

Impatto internazionale dell’esercitazione

Con l’intento di dare una parvenza di trasparenza e per mantenere dei buoni rapporti con i Paesi membri del Patto Atlantico, dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e dell’Unione Europea (UE), il Governo della Federazione Russa ha presentato i lineamenti dell’esercitazione “Vostok-2018” in sede di vari summit tra cui il 7° Consiglio Russia-NATO tenutosi a Bruxelles, nel mese di maggio  e l’888th OSCE Plenary Meeting of the Forum for Security Cooperation (4 luglio ). I membri delle sopramenzionate organizzazioni, insieme ai military attaché accreditati presso le ambasciate in territorio della Federazione (91 rappresentanti di 57 Stati) sono inoltre stati invitati alla presentazione ufficiale dell’esercitazione nonché al poligono “Cugol”  in qualità di osservatori.

 

E’ innegabile quanto l’esercitazione abbia avuto un forte impatto sulla comunità internazionale, essendo stata letteralmente uno showing up della forza militare russa, supportato da una sapiente propaganda mediatica che, a tratti, richiama quella dell’epoca sovietica, caratterizzata da una glorificazione delle Forze Armate, in cui si incarnavano i più alti valori dell’allora továrišč (compagno) russo e che erano la proiezione verso l’esterno di un potere militare specchio della potenza mondiale quale era l’URSS.

 

Il presente momento storico, come spesso accade, è pieno di contrasti che vedono un  ambiente politico internazionale fortemente preoccupato per l’espansionismo e l’aumento del potenziale bellico russo (che da comunque una buona giustificazione alla corsa agli armamenti, a grandi esercitazioni o allo schieramento delle truppe NATO o USA sul confine orientale della UE), ma ben poco per la situazione geopolitica regionale, dove la guerra civile nella regione del Donbass non accenna ad affievolirsi ma, non essendo pubblicizzata dai mezzi di comunicazione di massa, pare non esistere. In ultima analisi, Vostok – 2018 ha dato un assaggio del potenziale bellico russo ed ha avuto il merito di avvicinare militarmente e, di conseguenza, politicamente due grandi potenze mondiali del continente euro-asiatico.

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