DOMINIO CIBERNETICO E POTERE AEROSPAZIALE: UN LEGAME CONCETTUALE INDISSOLUBILE

di Cristiano Galli

 

Nella dottrina militare internazionale ed accademica il cosiddetto “dominio cibernetico” (cyberspace) si è aggiunto ai tradizionali domini di Terra, Mare, Cielo e Spazio. Le più rilevanti Potenze Internazionali occidentali vedono l’Aeronautica Militare alla guida delle strutture organizzative militari deputate al presidio del dominio cibernetico (Cyber Command USA). Ma quale delle forze armate tradizionali è meglio preparata, dottrinalmente e culturalmente, per guidare il presidio del dominio cibernetico nei conflitti moderni e futuri? Prima di addentrarci nel tentativo di fornire una risposta alla domanda è necessario risolvere eventuali dubbi sulla natura stessa delle domanda. La domanda non è di natura “esclusiva” ma “integrativa”, applica pertanto la logica dell’”e” e non quella dell’”o”. Affermare che vi sia una forza armata più “adatta” per guidare un processo conflittuale non significa che nei conflitti moderni l’efficace e sinergico utilizzo di tutti gli strumenti militari a disposizione – terrestri, navali o aeronautici – sia ormai da considerare quale condizione sine qua non per il raggiungimento degli effetti strategici, che in ultima analisi rimangono comunque e sempre di natura squisitamente politica. Non si tratta perciò di una guida di natura esclusiva ma semplicemente della guida del “best fit for leading” in un contesto sicuramente interforze.

 

Applicando una logica puramente temporale, l’Aeronautica Militare è stata la più recente forza militare a doversi confrontare con un dominio (quello aereo prima e spaziale successivamente) nuovo. La stessa sorte, sempre in ottica temporale, è toccata prima alla Marina Militare quando la tecnologia ha cominciato a consentire il dominio della dimensione marittima. Molti dei concetti insiti nel dominio della “terza dimensione” possono essere applicati nel nuovo dominio cibernetico.

 

Lo spazio cibernetico è un dominio creato dall’uomo caratterizzato da comunicazioni e sistemi informativi interconnessi; è una dimensione nuova dell’agire umano di rilevanza esponenzialmente crescente. La natura prettamente “non naturale” del dominio cibernetico rappresenta sicuramente una delle sue caratteristiche più rilevanti. Per la prima volta l’uomo, sfruttando le proprie capacità cognitive e creative, ha inventato qualcosa che, in conflitto con le naturali tendenze evolutive, “è radicalmente diverso da sé”. Se riflettiamo sulle creazioni originate dall’uomo, fino ad arrivare ad internet e dal conseguente sviluppo del cyberspace, nessuna creazione esula dal modello rappresentato dalla forma animale. Anche il computer, che nell’ultimo secolo ha rivoluzionato le nostre modalità di vita, rappresenta un modello tecnologico e artificiale simile all’uomo. Organi specializzati (memoria, periferiche di input ed output) ed un sistema di controllo centralizzato (CPU). La vera rivoluzione è stata caratterizzata non dalla tipologia dei “nodi”, bensì dal loro numero e soprattutto dalla quantità delle connessioni. Fenomeno tipico della natura dei Sistemi Adattivi Complessi, il passaggio dalla logica lineare e gerarchico funzionale a quella “reticolare” ha generato un dominio artificiale di natura squisitamente complessa, che non aderisce più alle dinamiche lineari e logico funzionali tipiche dei prodotti tecnologici precedenti.

 

L’Aeronautica Militare è la più giovane forza militare che si è dovuta confrontare con il presidio di un dominio nuovo, la terza dimensione e pertanto è, operativamente, dottrinalmente, tecnologicamente e culturalmente, la meglio attrezzata per guidare lo sviluppo del dominio in questo nuovo terreno conflittuale creato dall’uomo.

 

Il potere aerospaziale è caratterizzato da una riduzione esponenziale dello spazio-tempo. Mai prima dell’avvento dei mezzi aerei e missilistici sarebbe stato ipotizzabile il potere di influenzare il contesto anarchico internazionale in tempi così brevi e da distanze così rilevanti. Per il dominio cibernetico questi concetti non sono nuovi ma sono stati ulteriormente ridotti. Nel dominio cibernetico le opportunità e le relative minacce si manifestano e svaniscono in tempi pressoché immediati e la distanza è diventata assolutamente irrilevante. Un’operazione di natura cibernetica, sia essa di attacco o di semplice intelligence (exploitation), può essere condotto da distanze immense, senza alcun impegno di natura logistica legata al rischieramento di forze ed in tempistiche nell’ordine di qualche frazione di secondo.

 

A queste caratteristiche già esistenti, il dominio cibernetico ne ha introdotte di nuove. In primo luogo, collegata comunque alla caratteristica spaziale, si presenta la caratteristica della extraterritorialità. La capacità di operare all’interno di una rete connettiva globale garantisce agli attori una forma di “cittadinanza globale” o di “assenza di cittadinanza” che permette di operare al di fuori dai canonici principi garantiti dal diritto internazionale. Questa caratteristica è legata a doppio filo alla seconda: “impossibilità di attribuzione”. L’insieme di questi due aspetti permette allo strumento militare di operare in una sorta di limbo spazio temporale, agendo in forma assolutamente “anonima” e impedendo così l’esercizio dei classici strumenti di tutela garantiti dall’evoluzione dei principi delle relazioni internazionali classiche.

 

S’intravede pertanto una similitudine significativa tra il potere aereo e il cyber power. Oggi, come già avvenuto tra primo e secondo decennio del secolo scorso, si assiste all’introduzione di nuove e rivoluzionarie tecnologie, che inevitabilmente producono un impatto sulla maniera di pensare ai – e preparare i – conflitti armati del futuro. Ieri si trattava dell’aereo, oggi, tra altre, delle tecnologie elettroniche ed informatiche che qui ci interessano in modo particolare.

 

Le promesse che ogni tecnologia autenticamente rivoluzionaria inevitabilmente porta con sé inducono sempre alcuni a credere che essa sia destinata a mutare radicalmente il corso della storia, nel caso specifico della guerra. Tra gli anni Dieci e Venti del secolo scorso tutti i maggiori teorici cosiddetti “classici” del potere aereo – Giulio Douhet, William Mitchell e Hugh Trenchard –, sebbene con una profondità di riflessione teorica e sfumature diverse, ritennero che l’introduzione dell’aereo, offrendo in particolare la possibilità di effettuare azioni devastanti di bombardamento in profondità entro il territorio (sulle città) del nemico, avrebbe mutato per sempre la condotta delle guerre e, cosa più importante ai nostri fini, consentito a chi fosse in grado di effettuare con successo simili azioni di vincere le guerre del futuro.

 

Allo stesso modo in questi anni c’è chi ritiene che quello che nelle guerre di domani risulterà decisivo sarà piuttosto la capacità di condurre attacchi devastanti di natura cyber, anziché tradizionale o cinetica, nei confronti dell’avversario. È interessante notare come le due tesi si fondino, a ben vedere, sul medesimo assunto: il presunto effetto dirompente che gli attacchi condotti con l’impiego delle nuove tecnologie avrebbero sull’apparato produttivo e/o sull’intera struttura sociale (la tenuta morale) del Paese che tali attacchi subisce, ovvero sulla sua tenuta morale.

 

Douhet attribuiva massimo valore strategico al bombardamento massiccio delle città nemiche perché riteneva che gli effetti di simili azioni belliche avrebbero provocato inevitabilmente il crollo morale dell’avversario. L’esperienza storica della Seconda Guerra Mondiale ha dimostrato l’inesattezza di queste teorie: non solo la tenuta morale della popolazione tedesca e di quella giapponese, che pure dovettero subire perdite e distruzioni crescenti, non fu spezzata dai bombardamenti degli Alleati, ma la produzione bellica della Germania conobbe addirittura un incremento parallelo rispetto a quello della quantità di bombe sganciate sul Paese, raggiungendo il picco nello stesso anno, il 1944, in cui anche il tonnellaggio delle bombe sganciate sulla Germania risulta il più alto dell’intero periodo bellico.

 

Anche le più recenti esperienze storiche dei conflitti balcanici e libici ci hanno insegnato che nessuna forma di potere potrà mai essere considerata risolutiva, se non legata agli scopi reali di ogni forma di conflitto, cioè i “fini politici”. Come affermato in precedenza, il dominio cibernetico, dal punto di vista del raggiungimento degli obiettivi politici, non rappresenta alcuna novità. Semplicemente, per sua stessa natura “complessa”, il dominio del cyberspace richiederà l’applicazione di dottrine e strumenti sempre più integrati e sinergici. Il dominio cibernetico ha annullato non solo i confini spaziali e temporali, ma soprattutto i confini interni fra i classici strumenti di potere: diplomatico, informativo, militare ed economico. Nell’ambito del potere militare, l’Aeronautica, solo perché da considerarsi la più “giovane” e più “tecnologica” delle Forze Armate, deve ritenersi lo strumento più funzionale per guidare lo sviluppo di strategie e dottrine di settore che permettano ad un entità statuale di presidiare con successo la difesa, lo sfruttamento informativo e l’offesa all’interno dello spazio cibernetico.

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