CRYPTOVALUTE: LUCI ED OMBRE DELLA CYBERMONETA

di Cristiana Era

 

Da qualche tempo si parla di cryptovalute anche in Italia, un fenomeno che esiste già da un po’ ma che al di là della parola “Bitcoin” che distrattamente si incrocia navigando su internet o tramite qualche media, pochi ancora hanno un’idea chiara di cosa si tratti e, soprattutto, di come funzioni. La cryptovaluta è una moneta digitale virtuale: non esiste in forma fisica ma solo su internet ed è basata sulla crittografia, un sistema di cifratura di dati che dovrebbe rendere questa moneta “sicura” e quindi non facilmente violabile. La cryptovaluta utilizza la blockchain, un database non centralizzato (“distributed”, distribuito, in gergo tecnico) che sfrutta la tecnologia peer-to-peer per la creazione dei cosiddetti “blocchi” (da cui l’origine del termine) sui quali vengono registrate le transazioni in rete effettuate con le cryptovalute, transazioni che vengono validate dalla rete stessa e che sono irreversibili.

 

La cryptovaluta è un argomento controverso sul quale si è aperto un dibattito con numerosi esperti di settore che si sono pronunciati sia in favore che contro. Naturalmente, una nuova idea di moneta, avulso dai concetti e dalle proprietà della tradizionale valuta fisica a cui si è abituati, mette in discussione l’intero sistema su cui sono state costruite l’economia e la finanza moderna, che con il tempo hanno certamente subìto una evoluzione. Ma la moneta virtuale è rivoluzione, non evoluzione, dunque con un impatto sul mondo reale potenzialmente destabilizzante. Decentralizzazione vs centralizzazione, anonimato vs tracciabilità, trasparenza vs ambiguità, semplicità vs burocrazia, zero (o quasi) costi vs. costi elevati per le transazioni: sono solo alcuni aspetti che per molti rendono “appetibile” questo nuovo sistema di scambio, dietro il quale non ci sono istituzioni finanziarie né governi, ma il cui valore ed affidabilità vengono, diciamo così, garantiti dai creatori e dagli altri fruitori. L’immediatezza delle transazioni e il mancato controllo di una autorità su di esse con annessa l’eventuale procedura burocratica sono un valore aggiunto che spingono molti, aziende e individui, a utilizzare le cryptovalute.

 

Come accennato, in tempi recenti la moneta virtuale ha trovato spazio anche sui media, più per gli effetti prodotti che per le caratteristiche intrinseche. Il Bitcoin è quella più conosciuta, anche perché la prima ad essere stata creata e immessa sul mercato nel 2009; ma in realtà sulla rete circolano oltre un migliaio di nuove valute, tra cui le più note sono Ethereum, Litecoin, Ripple, Dash, Monero.

 

Il successo o meno di queste valute si basa sulla disponibilità di una comunità in rete disposta a sostenerle, e tramite la quale acquistano credibilità. Il successo di Bitcoin, oltre al fatto di essere stata la prima cryptovaluta, è dovuto al livello di fiducia che è riuscita a conquistarsi, dunque ad un utilizzo sempre più diffuso come mezzo di pagamento, che a sua volta ha comportato un allargamento della comunità di supporto. E questo spiega come si autosostiene questo tipo di moneta, il cui valore non è garantito da una banca centrale ma da un sistema decentralizzato orizzontale in cui non esiste una autorità al vertice che ne decide autonomamente le quotazioni o il valore. Inoltre, la quantità di cryptovaluta in circolazione non è infinita. I Bitcoin, ad esempio, sono programmati per un tetto massimo di 21 milioni di unità (al momento ne sono in circolazione oltre 15 milioni), raggiunto il quale si interromperà l’attività di mining, ossia di estrazione. I Bitcoin sono, infatti, contenuti nei “blocchi” creati ad intervalli di tempo definiti, ciascuno dei quali ne contiene 25, protetti da un codice criptato. Chi riesce a decriptarli, “libera” e incassa i Bitcoin (si veda in proposito l’articolo di Giuditta Mosca su Wired, https://www.wired.it/economia/finanza/2016/02/22/blockchain-come-funziona/). L’attività dei miners è complessa: occorrono strumenti per elevate capacità di calcolo e tali strumenti impiegano ingenti quantità di energia, per cui l’attività di estrazione risulta estremamente costosa. I Bitcoin posso essere acquistati, da broker o da piattaforme di scambio, definite “cryptocurrency exchange”.

 

Al di là dei vantaggi presentati dai sostenitori delle monete virtuali, vi sono anche dei rischi connessi. Innanzitutto la sicurezza dei propri portafogli elettronici, i “wallet”, dove vengono depositate le valute. Esistono delle applicazioni apposite, così come dei depositi presso le cryptocurrency exchange, ma in entrambi i casi la protezione non è mai garantita perché hacker esperti possono violare il sistema di sicurezza e rubare i depositi presso le piattaforme o trovare una porta di accesso a smartphone e computer. Lo scorso dicembre, la YouBit, una exchange coreana, ha dichiarato fallimento dopo aver subito due attacchi cyber durante l’anno e nonostante l’innalzamento dei sistemi di sicurezza. A tutti gli effetti l’equivalente di una rapina in banca.

 

Un altro rischio legato alle cryptovalute è la volatilità. Dal 2009 al oggi il prezzo del Bitcoin ha raggiunto i 19mila dollari, ma il picco è stato raggiunto nell’ultimo anno, passando da circa 700 dollari ai 18mila di oggi, tanto da far parlare di una bolla speculativa che in molti si aspettano possa esplodere a breve. E in effetti, non essendoci una autorità centrale che può intervenire, il mercato delle cryptovalute è instabile: in dicembre sono improvvisamente calati i prezzi di tutte le valute virtuali, facendo temere un crollo del sistema, che invece non si è verificato. Tuttavia, se Bitcoin rimane una delle valute su cui è maggiore la fiducia e la credibilità, per altre non si può dire lo stesso. Scommettere su una nuova cyber moneta rimane un azzardo che può portare ad ingenti perdite. E questo rappresenta un altro fattore negativo. In caso di perdite, legate a truffe, furti informatici o altro, in assenza di una autorità centrale non esiste neanche la garanzia di poter ottenere un risarcimento poiché non fa parte di un sistema riconosciuto a livello legale con strumenti a disposizione degli utenti per ridurre le perdite. Una transazione bancaria può, in molti casi, essere bloccata. Con il sistema blockchain, invece, tale possibilità è preclusa.

 

Infine, l’anonimato di chi effettua una transazione rende il sistema particolarmente attraente per i traffici illegali da parte di individui, network criminali, ma anche Stati. Quest’ultimo è il caso della Corea del Nord che sembra essere particolarmente interessata alle valute digitali, come dimostrano gli attacchi frequenti agli exchange asiatici attribuiti ad hacker nordcoreani. Le valute virtuali rappresentano, infatti, un modo per fare fronte alle condizioni di grave crisi economica in cui versa il Paese a causa delle politiche di un regime dittatoriale chiuso ma anche delle sanzioni economiche internazionali. Anche gruppi terroristici e reti criminali comuni trovano nelle transazioni via blockchain un modo per portare avanti attività illecite di vario tipo sia nello spazio cibernetico che nel mondo reale: dal riciclaggio di denaro ai finanziamenti di gruppi jihadisti, dagli attacchi via ransomware (tipo cryptolocker e wannacry) alle richieste di riscatto, per quest’ultimo il primo caso verificatosi a fine 2018, quando a seguito del rapimento di un dirigente di una società di cambio di cryptovalute, è stato pagato un riscatto di oltre un milione di dollari in Bitcoin.

 

È difficile al momento ipotizzare che la cryptovaluta possa sostituire in toto quella fisica a cui siamo abituati. Siamo di fronte ad una rivoluzione “instabile”, intendendo con questo un processo non ancora completato (e quindi non irreversibile) di radicalizzazione e accettazione culturale di questa nuova entità, ma che presumibilmente, anche in caso di ridimensionamento del fenomeno, non scomparirà. Con tutta probabilità, invece, tenderà ad affiancarsi al sistema centralizzato con il quale già adesso pretende di entrare in competizione. E ancora di più è un tema aperto quello dello sviluppo della piattaforma blockchain, che viene utilizzata soprattutto per le cryptovalute e transazioni finanziarie, ma che si trova ancora allo stato embrionale quanto ad opportunità di sviluppo e di utilizzo, poiché tramite blockchain si può letteralmente effettuare qualsiasi tipo di scambio in qualsiasi settore, non solamente finanziario.

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