LE SFIDE DEL CIMIC AI TEMPI DELL’HYBRID WARFARE

di Fabrizio Zacchè

 

Negli ultimi decenni, in linea con l’evoluzione degli scenari di impiego, alle funzioni operative classiche (Comando e Controllo, Intelligence, Fuoco, Movimento, ecc.) si è aggiunta anche la Cooperazione Civile-Militare, più comunemente nota con l’acronimo inglese CIMIC.

 

Contestualmente anche le dottrine nazionali e quella NATO sono state adeguatamente rivisitate, ponendo al centro di tutto la dimensione civile, intesa come “cuore” delle operazioni militari. Infatti, oggi non si può pianificare e condurre operazioni militari senza tenere ben presente i tre punti focali: governo locale, forze di sicurezza e popolazione.

Perciò sono state sviluppate capacità CIMIC a livello staff per facilitare il Comprehensive Approach e per aiutare la forza militare a conseguire l’end state desiderato attraverso adeguati meccanismi volti a coordinare, sincronizzare e deconflittuare le attività militari con quelle degli attori civili (Fig.1). Al tempo stesso sono stati creati assetti CIMIC (a partire dal livello squadra) in grado di tradurre in pratica i principi fondanti del CIMIC: liaison, support to the Force e support to civil actors and the environment.

 

In linea generale il CIMIC può essere applicabile a tutti i contesti operativi, anche a quelli ad alta intensità. Lo stesso dicasi in tempo di pace, quando i suoi campi di impiego sono sfruttati nell’ambito delle attività di cooperazione multinazionale ed assistenza militare a supporto di Paesi partner (come avviene oggi nell’ambito della missione NATO Training and Capacity Building in Iraq).

 

Ma il contesto e il profilo del CIMIC sono direttamente proporzionati alla natura della crisi e al tipo di scenario. Al riguardo, è utile osservare che le Primavere Arabe, la crisi Siriana e quella Ucraina hanno posto ulteriori sfide non solo per la Comunità Internazionale, ma anche per il CIMIC. Se in passato si associava il CIMIC principalmente alla fase post-conflittuale e più precisamente a quella di Stability & Reconstruction, oggi bisogna abbandonare questo cliché. L’imprevedibilità e i rischi connessi alle nuove dimensioni dell’hybrid warfare (guerra ibrida) richiedono un impegno sempre maggiore, anche da parte delle capacità CIMIC.

 

Coniugando operazioni convenzionali e speciali a bassa intensità con azioni congiunte e integrate nelle dimensioni cyber, space e psychological, attori statali e non statali hanno la possibilità di influenzare le masse, per mettere in pratica la propria agenda. In tale prospettiva, a integrazione della varietà di attori che vi operano e le motivazioni che li animano, occorre considerare altri due elementi: la complessità dell’ambiente operativo e lo sforzo congiunto di assetti joint, combined, interagenzia e interministeriale.

 

Elementi che vanno contestualizzati alla specifica realtà (come potrebbe essere il caso libico, iracheno o siriano), dove non è possibile limitarsi alle evidenze superficiali. Al contrario è necessario approfondire i substrati storico-culturali del Paese, come quello politico, militare, economico, sociale, etnico, commerciale, sanitario, informativo. La comprensione delle dinamiche generali diventa, inevitabilmente, la premessa indispensabile per integrarsi, adeguarsi e soprattutto per conoscere bene i punti di forza e debolezza propri e quelli dei vari attori.

 

È possibile migliorare la comprensione in un contesto di hybrid warfare? Qui entra in gioco il CIMIC. In questi casi è fondamentale l’attività di liaison con le autorità locali, la popolazione e gli altri attori che possono avere una rilevanza nel sistema di riferimento. La coordinazione e la cooperazione non solo permettono di evitare duplicazioni, ma anche di assicurare un costante flusso informativo, funzionale per affrontare in modo sinergico le diverse sfide.

 

Inoltre le attività pratiche sul terreno (come ad esempio la ricognizione di villaggi) permettono di apprezzare le condizioni di vita e la situazione umanitaria. Attraverso una consolidata esperienza analitica corroborata dall’interazione con gli attori umanitari, gli operatori CIMIC possono valutare i rischi connessi alla sicurezza (come gli eventuali “aspetti di debolezza” utilizzabili da organizzazioni terroristiche o reti criminali).

 

Come è facile immaginare, gli scenari di hybrid warfare non hanno confini geografici. Dunque anche un Paese della NATO potrebbe essere oggetto di queste dinamiche ovvero fronteggiarne le sue conseguenze. Una situazione che, se non adeguatamente gestita a tutti i livelli (a partire da quello tattico), potrebbe inesorabilmente degenerare. Anche in questo caso il ruolo del CIMIC non muta, anzi è addirittura decisivo. Infatti, fornendo gli elementi di analisi al resto dello staff il CIMIC contribuisce a sviluppare il frame di riferimento per comprendere bene la natura del problema.

 

Al riguardo è di grande utilità lo sviluppo di uno schema logico in cui imbrigliare gli attori principali (di primo, secondo e terzo livello), le loro azioni e gli effetti che producono nel sistema di riferimento (Fig.2). Il cuore è rappresentato dal livello di insicurezza che viene alimentato volontariamente o indirettamente dalla reiterazione di azioni e reazioni da parte dei diversi attori. In una prospettiva di breve-medio periodo questa pericolosa spirale può condurre all’instabilità sistemica locale/regionale. Per evitare questa deriva e garantire sicurezza e stabilità, attraverso questo schema concettuale è possibile pianificare e condurre azioni nei vari domini: politico-diplomatico, militare, economico e sociale.

 

In conclusione, nonostante l’evoluzione degli scenari operativi, il CIMIC si conferma una capacità moderna, affascinante e altamente versatile. In scenari cosiddetti ibridi, dove prevalgono ampi coni d’ombra, il CIMIC è una capacità decisiva che va continuamente valorizzata per affrontare le sfide del presente e prepararsi a quelle future. Inoltre, nella prospettiva NATO, il CIMIC può giocare un ruolo straordinario per prevenire le instabilità e contribuire a proiettare sicurezza.

 

Già Comandante del CIMIC Center al PRT (Provincial Reconstruction Team) e poi J9 Chief al Comando Regionale(RC-West) a guida italiana ad Herat, Fabrizio Zacchè è attualmente Capo Ufficio CMI-CIMIC – Divisione J9 al NATO Joint Force Command di Napoli.

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