LA RETE E I MECCANISMI DI FUNZIONAMENTO DEI SISTEMI ADATTIVI COMPLESSI

di Cristiano Galli

 

Il termine “rete” è ormai entrato a pieno titolo nel gergo informale utilizzato ogni giorno per descrivere il mondo di internet. Come molti dei termini di origine tecnica che diventano linguaggio comune, anche “rete” ha lasciato per strada molti dei significati peculiari che lo contraddistinguono. Una rete come quella di internet è a tutti gli effetti un Sistema Complesso del quale riproduce tutte le caratteristiche peculiari ed i principi di funzionamento.

 

Un Sistema Complesso è caratterizzato da un numero piuttosto elevato di elementi di per sé semplici nel proprio funzionamento che attraverso un ancor più elevato numero di connessioni è in grado di generare o, come si dice in gergo, “far emergere” meccanismi di funzionamento molto complessi. Uno dei Sistemi Complessi per eccellenza è rappresentato dal cervello umano. In questo sistema ogni nodo è costituito da un “neurone” che di per sé svolge una funzione abbastanza semplice: riceve un segnale di stimolo (eccitatorio o inibitorio) dai neuroni con i quali è collegato e, attraverso un processo di conduzione elettrochimico, stimola a sua volta uno o più neuroni facenti parte della propria rete connettiva. Attraverso un numero elevatissimo di connessioni l’insieme di questi neuroni è in grado di far emergere meccanismi veramente complessi come la “coscienza umana”. La stessa abilità di poter visualizzare, comprendere e dare un significato alle parole di questo scritto è a tutti gli effetti un “comportamento emergente” del nostro cervello che all’origine è caratterizzato da una serie pressoché infinita di trasmissioni neuronali apparentemente semplici.

 

Particolare categoria di Sistemi Complessi è rappresentata dai Sistemi Adattivi Complessi o CAS (Complex Adaptive Systems) che possono essere visti come delle macchine per l’apprendimento collettivo. Un CAS non è altro che un Sistema Complesso che si confronta continuamente con la risoluzione di problemi che l’ambiente gli propone, utilizzando una serie di meccanismi che, quando funzionano in maniera efficace, producono un fenomeno definito “co-evoluzione”: ambiente problematico e CAS, modificandosi reciprocamente, si trasformano in qualcosa di nuovo, di più evoluto e, in un certo senso, migliore.

 

La sempre più spinta connessione reticolare della nostra vita privata e lavorativa moderna ci vede funzionare come nodi di una rete adattiva complessa nella quale, per poter essere efficaci, dobbiamo sviluppare “consapevolezza situazionale” sui meccanismi che ne regolano il comportamento. Il ricercatore Howard Bloom ci propone un’interessante sintesi dei meccanismi di funzionamento che regolano le relazioni fra i membri di un Sistema Adattivo Complesso di natura sociale. A tutti gli effetti tale sistema può essere inteso come una “macchina per l’apprendimento collettivo”.

 

Bloom ipotizza l’esistenza di cinque meccanismi basilari attraverso i quali un CAS di natura sociale affronta i problemi che l’ambiente gli propone:

  1. Impositori di conformità (conformity enforcers): questi meccanismi svolgono la funzione di imprimere similarità all’interno di un gruppo sociale, così da fornirgli una forte “identità”. Le similarità riguardano, pertanto, una forma di linguaggio comune che consente di uniformare la modalità di percepire, pensare e attribuire significato alla realtà. L’identità acquisita influenza in maniera marcata gli individui, unificandone atteggiamenti e comportamenti. I conformity enforcers assumono rilevanza quando la macchina collettiva deve confrontarsi con problemi percepiti come minacce o comunque ritenuti troppo complessi perché un singolo individuo possa trovare da solo una soluzione. Molti di questi meccanismi sono stati studiati scientificamente nelle dinamiche dei “comportamenti di massa” ed hanno trovato conferma nelle teorie di Bloom.

  2. Generatori di diversità (diverity generators): questi meccanismi svolgono la funzione di seminare varietà. Caratteristica tipica dei sistemi complessi è l’impossibilità di una previsione lineare del futuro. Il futuro non è “prevedibile” ma “possibile”. Questo significa che in un siffatto sistema, ogni individuo nel presente, nell’ambito della mente collettiva, rappresenta l’ipotesi di un possibile futuro. Questo meccanismo di diversificazione trova la sua più classica applicazione nell’ambito di una delle più superbe macchine per l’apprendimento collettivo: il sistema immunitario. Il sistema immunitario contiene fra i dieci milioni ed i dieci trilioni di antibiotici naturali, molti dei quali non verranno mai utilizzati durante la vita di un organismo. Ciononostante, lo scopo stesso del sistema immunitario impone di minimizzare il rischio di doversi confrontare con minacce sconosciute, massimizzando le possibili opzioni di risposta proprio attraverso meccanismi di generazione e mantenimento della diversità. Nei contesti sociali simile funzione è garantita dalla diversificazione delle personalità, degli approcci cognitivi e delle culture.

  1. Giudici interiori (inner judges): sono dei veri e propri meccanismi biologici di autocontrollo profondamente radicati negli automatismi di funzionamento dell’organismo umano. In maniera continua e dinamica, gli inner judges misurano il nostro comportamento nell’ambito della rete sociale. Quando il nostro contributo alla causa collettiva è percepito come valido e funzionale, ci ricompensano attraverso meccanismi biologici premiali, ottimizzando il nostro bilanciamento ormonale e generando benessere, viceversa quando vi è la percezione di non essere apprezzati o funzionali, ci puniscono deteriorando il nostro sistema energetico, fino ad arrivare all’attivazione di veri e propri meccanismi di autodistruzione (apoptosi). Il fenomeno è stato scientificamente confermato nell’ambito della ricerca sulle malattie depressive e dei disturbi alimentari. L’attivazione di questi meccanismi nei pazienti affetti da disturbi depressivi ha permesso di rilevare un indebolimento del sistema immunitario, la disfunzione del sistema endocrino ed anche l’azione di comportamenti (verbali e non verbali) volti alla repulsione verso l’aiuto esterno.

  1. Trasferitori di risorse (resource shifters): l’algoritmo di funzionamento di questi meccanismi è brillantemente descritto in un versetto del Vangelo di Matteo (Mt. 13,12): “A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”. Nell’ambito dei sistemi adattivi complessi le risorse energetiche, che sono sempre in misura finita, vengono spostate dagli elementi che non stanno contribuendo alla causa collettiva, verso quelli che risultano invece determinanti nell’azione risolutoria. Questi meccanismi funzionano in sinergia con gli inner judges. Quando l’elemento nodale di una macchina per l’apprendimento collettivo non svolge efficacemente la propria funzione, i meccanismi di resource shifting deviano le energie verso altri nodi e contemporaneamente gli inner judges attivano i meccanismi di autodistruzione del nodo stesso, ottimizzando così il bilancio energetico collettivo.

  1. Tornei intergruppo (intergroup tournaments): attraverso queste competizioni le intelligenze collettive svolgono dei veri e propri test sull’efficacia dei meccanismi comportamentali sviluppati nel proprio percorso di apprendimento. Le competizioni possono essere attivate sia a scopo di sopravvivenza, sia per semplice ricerca di confronto e di stimoli positivi derivanti dalla vittoria. Solo tramite questi meccanismi di confronto un Sistema Adattivo Complesso è in grado di verificare e promuovere i propri dispositivi di innovazione.

 

L’aspetto ulteriormente affascinante di questi meccanismi di funzionamento dei Sistemi Adattivi Complessi è la loro contemporanea presenza in ogni istante di vita del sistema stesso. In ogni istante, da qualche parte ed in qualche modo, in una rete complessa vi saranno conformity enforcers intenti a generare identità, diversity generators impegnati a sviluppare e mantenere in vita forme di diversificazione, inner judges innescati per l’autodistruzione di nodi inutili (o percepiti tali), resource shifters indaffarati a spostare le risorse energetiche verso le parti della rete più attive ed efficaci ed il tutto si svolgerà nell’ambito di costanti intergroup tournaments che, in ultima analisi, consentiranno di verificare l’efficacia e l’efficienza della macchina nella sua globalità.

 

Operare efficacemente nell’ambito dell’ambiente cibernetico sarà sempre più una questione di cultura, piuttosto che di strumenti e di tecnologia. La capacità di leggere, comprendere e attribuire significato ai meccanismi di funzionamento delle macchine per l’apprendimento collettivo rappresenta metaforicamente la “mappa per navigare nel mare cibernetico” e  sarà pertanto la competenza distintiva dell’essere umano del XXI Secolo.

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